A Pietracatella l’ultimo commosso saluto a Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi

Pietracatella si è stretta oggi, in un silenzio quasi irreale, attorno ai due feretri di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, nell’ultima giornata di un’attesa dolorosa. Nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, gremita fino all’ultimo posto, il paese ha accompagnato madre e figlia nel loro ultimo viaggio con una compostezza che non ha cancellato la commozione, ma l’ha resa più evidente: quella di chi non trova parole, e prova a reggere il peso di una tragedia che resta, per molti, ancora inspiegabile.

Fuori, il gelo. Dentro, un freddo diverso, più duro: quello di una comunità colpita al cuore. Le temperature rigide hanno fatto da sfondo a un clima che non è stato soltanto meteorologico. È stato il freddo della sospensione, dell’incredulità, di un dolore che si è depositato nelle strade e negli sguardi e che oggi si è concentrato tutto lì, davanti alla chiesa, tra persone arrivate presto, in fila, senza rumore.

Pietracatella si è fermata — ma non solo Pietracatella. In chiesa, accanto ai parenti e a chi ha condiviso con la famiglia la vita quotidiana, erano presenti autorità civili e militari, esponenti della politica locale e rappresentanti istituzionali. Una presenza corale, non di circostanza, che ha restituito il senso di una ferita diventata pubblica.

Tra i banchi, lo sguardo di molti si è posato più volte su Gianni Di Vita e sulla figlia Alice, l’unica sopravvissuta. La loro presenza — discreta, trattenuta, dolorosa — ha segnato l’intera cerimonia.

A colpire più di tutto, però, è stata la quantità di giovani. Tanti ragazzi, coetanei di Sara e amici di Alice, arrivati in gruppo o a piccoli nuclei, con il volto segnato. Una presenza che racconta la frattura più netta: la morte di una quindicenne non è un evento “da adulti”, non si archivia nel linguaggio delle formalità.

La cerimonia si è svolta in un’atmosfera di grande raccoglimento. Commozione e rispetto sono stati il tratto dominante, come se la comunità avesse scelto — quasi istintivamente — di proteggere quel momento da qualsiasi rumore. Nessun gesto eclatante, nessuna parola fuori posto: solo un paese intero che si è riconosciuto fragile e che ha provato, almeno per oggi, a darsi una forma per sostenersi.

Resta, sullo sfondo, l’ombra di una vicenda che continua a chiedere risposte. Ma i funerali non sono il tempo dell’inchiesta. Sono il tempo dell’addio. E oggi Pietracatella ha salutato Sara e Antonella così: con una chiesa piena, con i giovani in prima fila, con le istituzioni presenti, con un freddo che tagliava l’aria e un silenzio che diceva più di qualsiasi discorso. Una comunità ferma, stretta, ancora scossa, mentre la vita — fuori — prova lentamente a riprendere.

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