A quasi un mese dalla tragedia Pietracatella attende risposte sul decesso di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi

A quasi un mese dalla morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, Pietracatella continua ad attendere risposte che, al momento, non sono ancora arrivate. La causa del decesso delle due donne, avvenuto tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso, non è stata accertata e l’ipotesi iniziale di una intossicazione alimentare non ha trovato finora conferme definitive.

Le autopsie non hanno fornito elementi risolutivi. Alcuni scenari ipotizzati nelle prime fasi dell’inchiesta sono stati progressivamente ridimensionati, ma la natura dell’eventuale tossina non è stata individuata. Gli esami tossicologici e chimici, affidati a più strutture specialistiche, richiedono tempi lunghi e restano il nodo centrale sul quale la Procura di Campobasso continua a puntare per fare piena luce sulla vicenda.

Secondo quanto trapela da ambienti investigativi, non sono emersi finora elementi certi in grado di collegare in modo diretto il decesso a uno specifico alimento o a una causa alimentare univoca. Per questo motivo l’indagine resta aperta su più fronti. Gli agenti hanno ampliato il perimetro temporale dell’analisi: non più soltanto la giornata del 23 dicembre, inizialmente indicata come possibile momento chiave, ma anche le 24 ore precedenti, nel tentativo di ricostruire con maggiore precisione le abitudini alimentari e le condizioni cliniche di madre e figlia prima del peggioramento.

In questo quadro ancora sospeso, la comunità di Pietracatella prova lentamente a ricomporsi. A farlo sono anche le parole del sindaco Antonio Tomassone e del parroco don Stefano Fracassi, che a distanza di settimane hanno voluto ringraziare pubblicamente il paese per il comportamento tenuto nei giorni del lutto. Un ringraziamento rivolto a una comunità capace di rispetto e discrezione, di una partecipazione composta, fatta più di silenzi che di gesti plateali.

Un pensiero particolare è stato rivolto alla famiglia, che ha consentito alla comunità di stringersi attorno a sé nel momento più intimo e doloroso.

Resta, comunque, l’attesa di una verità che tarda ad arrivare. I tempi della scienza e della giustizia non coincidono con il bisogno immediato di comprendere.

 

ap