Critico il quadro occupazionale nella provincia di Chieti: i senza lavoro continuano a salire, si rafforza la componente del lavoro precario, la condizione giovanile tende a peggiorare e si amplia la forbice retributiva tra i 2 sessi.
Il tessuto produttivo della parte più meridionale dell’Abruzzo conferma la sua fragilità per l’incremento dei contratti a termine e un accentuato aumento della cassa integrazione, pari a quasi al 70% in più rispetto al 2024.
Il calo della disoccupazione, poi, non deriverebbe da un miglioramento del mercato del lavoro, bensì dalla riduzione di chi cerca attivamente un impiego. Ma i dati negativi forniti dall’Inps non sono solo questi: le donne percepiscono mediamente salari e pensioni più bassi del 35% circa rispetto agli uomini. Un gap che non è degno di un Paese civile e democratico, ma al contrario diseguale e precario, con gravi ripercussioni sui giovani e famiglie.
Nel mirino ovviamente il Governo nazionale ma anche quello della Amministrazione Regionale. Occorrono, come anche per il Molise, per invertire la rotta politiche attive del lavoro, investimenti mirati e riforme in grado di restituire stabilità e prospettive certe.
Senza un cambio di passo i tremori del sistema automobilistico della Sevel ad Atessa, le industrie a San Salvo e Termoli, con la crisi della Gigafactory su tutti, rischiano di trasformarsi presto in squarci che metteranno in ginocchio l’economia delle 2 realtà sull’Adriatico.








