CISL: invertire la rotta per portare il Molise nel Futuro

CISL: invertire la rotta per portare il Molise nel Futuro

2 Gennaio 2020 Off Di Giuseppe Pittà

L’Indicatore Territoriale del Benessere e Disagio Sociale è uno strumento con cui la Cisl Nazionale, estendendolo alle sue strutture periferiche, riesce a rendere evidenti quelle condizioni complessive, fatte di meccanismi culturali, economici ed appunto sociali, che formano i percorsi messi in atto o disattesi dalle capacità politiche nel rispondere o meno ai bisogni delle persone e delle famiglie.

Uno dei punti sta nella risposta alla domanda di sicurezza esistenziale, una sicurezza che è completa delle forme protettive economiche, lavoro, salario, serenità.

Dai dati arrivano racconti reali, fuori da ogni manipolazione: la prolungata recessione, iniziata nel 2007, ha lasciato tracce sensibili, a volte profonde e sicuramente durature e difficili da contrastare.

Letteralmente dicono che “La dipendenza delle regioni italiane dal ciclo dell’export non è uniforme, il Nordovest da solo realizza quasi il 40% delle esportazioni italiane, e il Nord-est un altro 33%. Il Centro e il Mezzogiorno realizzano quindi una quota modesta delle esportazioni”.

“I divari territoriali Nord-Sud risultano particolarmente allarmanti per il dominio del Lavoro e della Coesione sociale. L’unico dominio che può essere descritto in termini più positivi è quello dell’Istruzione”.

“Per quanto riguarda la nostra regione, fatto 100 il valore medio dell’indice di benessere Cisl, il Molise nel 2007 era posizionato a 95, nel 2014 a 83 e nel 2019 a 89. Tutte le regioni settentrionali superano ampiamente il valore 100”.

La sofferenza maggiore molisana è il lavoro, L’indicatore lo mostra in discesa libera: nel 2007 era 92 e nel 2019 è 87.

Ma sono davvero moltissimi i punti critici, come ad esempio  l’indicatore della Coesione sociale, che misura il tasso di inclusione nel mercato del lavoro e nell’accesso al welfare.

“Segnala che soprattutto al Sud la situazione si mantiene sostanzialmente invariata rispetto ai minimi raggiunti in seguito alla seconda fase recessiva (quella che si colloca tra il 2012 e il 2013). Nel Mezzogiorno negli ultimi anni si è delineata in parte una rottura tra la dinamica economica che, seppur in rallentamento nel 2018, ha mostrato segni di ripresa dopo la crisi, e una dinamica sociale che, invece, tende ad escludere una quota crescente di cittadini dal mercato del lavoro e dal sistema tradizionale di welfare, ampliando le sacche di povertà e di disagio”.

Intanto l’occupazione, nei 10 anni dal 2008 al 2018, a  Nord  è salita del 2,3%, mentre al Sud è diminuita del 4%. La lettura è semplice, i giovani vanno via e sono ormai moltissime le zone che perdono residenti, soprattutto quelli in grado di lavorare e produrre e costruire un certo sviluppo.

Il Molise perde continuamente pezzi importanti di capitale umano, favorendo solo e soltanto una crisi demografica profonda.

Bisogna assolutamente intervenire, invertire la rotta è vitale, necessario, prima che davvero sia molto tardi, prima che diventi una terra arida, una regione fantasma, senza futuro ma anche senza più presente.