Sarebbero stati minacciati e sospesi gli autisti che rifiutavano di effettuare fermate ritenute pericolose: è questo il quadro emerso dalle indagini della Procura di Campobasso sul caso che vede coinvolta la Sati, storica azienda di trasporto locale. Dietro la facciata di un normale servizio urbano, le indagini parlano di pressioni ed intimidazioni nei confronti di chi ha osato anteporre la sicurezza dei passeggeri e la propria al rispetto delle direttive aziendali.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, più di dieci autisti avrebbero subito minacce da parte dei vertici aziendali affinché effettuassero fermate in aree non conformi ai requisiti previsti dal Codice della Strada. Chi si era rifiutato di fermarsi in punti giudicati a rischio — tirando dritto per proteggere sé stesso e i passeggeri — sarebbe stato oggetto di contestazioni disciplinari e, in alcuni casi, sospeso temporaneamente dal lavoro, con ripercussioni dirette sulla propria attività quotidiana.
Al centro dell’inchiesta finisce il legale rappresentante della Sati, Vincenzo Peca, raggiunto dal decreto di citazione a giudizio per il reato di violenza privata continuata. Gli inquirenti ritengono che le pressioni esercitate configurino una forma di coercizione reiterata, volta a piegare la volontà dei conducenti davanti a ordini potenzialmente pericolosi.
La difesa di Peca respinge le accuse, definendo il rinvio a giudizio “senza alcuna base giuridica” e sottolineando che l’infondatezza delle contestazioni sarà dimostrata davanti a un giudice terzo. L’udienza preliminare è stata fissata al 18 giugno presso il Tribunale di Campobasso, rappresentando il primo momento ufficiale in cui la vicenda sarà esaminata davanti all’autorità giudiziaria.
ap







