Caso Costantini: per i genitori di Andrea il suicidio è una messa in scena

L’ipotesi dell’omicidio con messinscena entra ora in maniera esplicita nel caso Andrea Costantini. Non più solo dubbi o richieste di ulteriori approfondimenti, ma una presa di posizione netta da parte della famiglia del 38enne, trovato morto il 15 settembre 2025 nella cella frigorifera del supermercato Eurospin di Termoli dove lavorava. È il cambio di passo contenuto nel comunicato diffuso dall’avvocato Piero Lorusso, legale dei genitori, che alla luce degli elementi raccolti parla apertamente di uno scenario incompatibile con il suicidio.

Secondo la difesa, le evidenze tecniche e documentali emerse nel fascicolo delineerebbero un quadro “radicalmente diverso” rispetto alla ricostruzione iniziale. Al centro delle contestazioni c’è innanzitutto la posizione dell’arma: un coltello da circa 30 centimetri rinvenuto non accanto alla mano della vittima, ma dietro alcune cassette, in un punto che, secondo i consulenti della famiglia, escluderebbe una caduta naturale dopo un colpo autoinflitto.

Anomalie riguarderebbero anche la dinamica delle ferite. Andrea Costantini presentava due colpi profondi al cuore, inferti attraverso gli abiti, senza che la maglietta risultasse sollevata. Una sequenza che, sottolinea la difesa, contrasta con la letteratura medico-legale, dove la possibilità di infliggere un secondo fendente dopo il primo shock viene considerata estremamente rara. A ciò si aggiungerebbe l’assenza delle cosiddette ferite di saggio, tipiche nei casi di autolesionismo con arma da taglio.

Dubbi vengono sollevati anche sulla scena del ritrovamento. I registri elettronici del supermercato indicano che Costantini stava lavorando fino alle 16:56, ma la postazione di macelleria sarebbe apparsa ordinata e pulita, come se l’attività fosse stata interrotta e sistemata. Un elemento che, per la famiglia, rafforzerebbe l’ipotesi di una manipolazione successiva. A completare il quadro, le zone cieche del sistema di videosorveglianza interna, che non avrebbero ripreso l’area della macelleria, lasciando spazi temporali nei quali sarebbe stato possibile entrare e uscire senza essere registrati.

Nel comunicato, l’avvocato Lorusso parla di un caso che “sfida la logica scientifica e investigativa”, sostenendo che definire suicida la morte di Andrea significherebbe ignorare protocolli e statistiche forensi. Secondo la difesa, anche la scelta della cella frigorifera non sarebbe casuale: un ambiente che avrebbe potuto alterare la temperatura corporea e rendere più complessa la determinazione dell’orario del decesso.

Per la famiglia, tutti questi elementi convergerebbero verso l’ipotesi di un delitto seguito da una messinscena, messa in atto in modo frettoloso e imperfetto.

ap