Sulla sanità pubblica servono dalla politica decisioni coraggiose. L’insolita protesta del primo cittadino di Isernia, Piero Castrataro, di presidiare con una tenda il nosocomio di via Sant’Ippolito continua a trovare la condivisione di partiti e associazioni.
Lo scorso mese di ottobre l’ANCI aveva rivendicato il diritto alla salute attraverso una comunicazione inviata ai vertici del governo nazionale e di via Genova per chiedere l’azzeramento del debito sanitario regionale, la revoca del Commissariamento e la deroga ad alcuni criteri in modo tale da ripristinare alcune delle aree specialistiche di un Dipartimento di Emergenza di secondo livello al Cardarelli di Campobasso, la ferma opposizione ad ogni altra riduzione dei servizi salvavita e il potenziamento della medicina territoriale.
Ad oggi in Molise la situazione appare insostenibile, la popolazione si vede ridotto il diritto alla salute e alle cure mediche. Il sistema sanitario pubblico vive una crisi sistemica spesso in favore di strutture private e le fasce più deboli come gli anziani e i senza lavoro ne pagano le conseguenze.
Sicuramente pesa come un macigno un territorio sceso sotto i 285mila residenti, con un indice di natalità tra i più bassi del Paese e un indice di invecchiamento tra i più alti.
Invocare che reparti sottosoglia per numero continuino ad esistere solo per questioni di campanilismo, significa per i commissari porsi al di fuori della legge. Non garantire prestazioni di qualità ai pazienti solo per difendere l’ospedale sotto casa, è moralmente scorretto.
Tenere aperto un Laboratorio di Emodinamica oppure i punti nascita ad Isernia e a Termoli dove nascono meno della metà del numero di bambini previsti dalla legge, concludono dalla struttura commissariale molisana, significa mettere a repentaglio la vita della partoriente e del neonato.








