Furti d’auto, il “triangolo delle Bermuda” della Puglia si estende fino al Molise

Un’economia criminale che non conosce più improvvisazione quella costruitasi tra i campi del Tavoliere e le coste del Gargano.

Auto depredate, pezzi selezionati, officine che fungono da micro-fabbriche del riciclo illegale. Il triangolo delle bermuda – quello di Cerignola e Manfredonia – ha occhi e gambe ma il suo raggio d’azione corre più lontano: il Molise è ormai parte integrante della filiera, non più semplice retroterra ma corridoio operativo e luogo di deposito.

Le tecniche parlano chiaro: clonazione delle chiavi, smontaggi rapidi in cui fari, centraline, schermi e catalizzatori vengono prelevati in pochi minuti e catalogati in capannoni. Pezzi che vengono richiesti “su commissione” e spesso transitano da rimesse e autorimesse molisane — tra Termoli, Larino e l’area di Campobasso — dove vengono occultati, completati o imballati prima della partenza verso rotte nazionali e internazionali.

Nel Molise il fenomeno assume forme diverse ma complementari. Non sempre si vedono grandi depositi: spesso si tratta di rimessaggi temporanei, box in periferia, officine a gestione familiare usate come retrovia. Per gli inquirenti la regione è diventata snodo logistico: non sempre epicentro, ma quasi sempre tappa obbligata nella catena di smaltimento.

La vittima tipo non è più il proprietario di una vettura di lusso soltanto: la “cannibalizzazione” colpisce soprattutto auto tra i 4 e i 6 anni — le più diffuse in circolazione — ma non disdegna SUV e berline recenti quando il gioco vale la candela.

Sul piano operativo, le risposte sono miste: controlli mirati, posti di blocco sulle provinciali e verifiche sulle demolizioni hanno dato qualche colpo alla rete, ma il problema rimane strutturale. Finché esisteranno corridoi logisitici — dalle campagne pugliesi verso i container del porto o i valichi verso il Nord Africa — e punti di sosta in territori come il Molise, la filiera restituirà profitti e riprenderà vigore.

In poche parole: quello che viene chiamato “triangolo delle Bermuda” non è più solo una cartografia pugliese. Ha una coda che attraversa e sfrutta il Molise corridoi, box e brevi soste che consentono al mercato nero di respirare.

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