In tutta Italia centinaia di migliaia di persone hanno scioperato per puntare il dito contro la classe politica nazionale sui salari che valgono sempre meno, mentre il costo della vita sale. Il disagio di milioni di lavoratori e pensionati italiani c’è e non va minimizzato.
Secondo i numeri di Istat le retribuzioni reali a settembre di quest’anno sono state inferiori di quasi il 9% rispetto a gennaio di 4 anni fa. Di fronte a una protesta che riguarda stipendi, pensioni, sistema sanitario e scolastico e sicurezza sul lavoro, colpiscono i toni di scontro spesso assunti dal Governo di centro-destra con le organizzazioni sindacali.
Secondo le stime diffuse dalla CGIL, l’adesione media nazionale si attesterebbe intorno al mezzo milione di persone scese nelle piazze a protestare. E’ evidente che c’è un Paese il quale chiede di rimettere l’occupazione nel mirino della politica e di rivedere la Legge di Bilancio.
La mobilitazione ha registrato in Abruzzo e Molise una partecipazione significativa, con una presenza sociale ampia che non può essere archiviata senza un doveroso approfondimento da parte del Parlamento romano, in caso contrario significherebbe mancare di rispetto a coloro i quali hanno rinunciato a una giornata di salario per chiedere risposte al governo.
