Per fermare in Italia la criminalità ambientale negli ultimi 30 anni è nata una vera e propria rete per la legalità, impegnata a contrastare fenomeni gravi di aggressione alle ricchezze del nostro Paese, da quelle naturali al patrimonio culturale e archeologico fino a quello agroalimentare messe in atto da imprenditori senza scrupoli, corruzione e sistemi mafiosi.
Ma nonostante gli sforzi lo scorso anno il trend dei reati contro l’ambiente nel è salito del 14,4% rispetto al 2023, con un fatturato economico illegale che supera i 9 miliardi di euro.
Da giugno 2015, con l’entrata in vigore della legge Nel 2024 a guidare la classifica regionale la Campania, seguita da Puglia, Sicilia e Calabria, territori di tradizionale insediamento mafioso, in cui si è concentrato quasi il 43% dei reati.
Il ciclo del cemento è quello con il maggior numeri di illeciti penali, seguito dai rifiuti, poi i crimini contro gli animali, gli incendi boschivi, i reati in danno del patrimonio culturale e archeologico del Paese e le filiere agroalimentari.
Per quanto riguarda il Molise lo scorso anno il Rapporto Ecomafia ha accertato poco meno di 500 reati ambientali, 560 le persone denunciate e 47 i sequestri messi a segno.
La provincia di Campobasso fa registrare numeri più consistenti: 211 reati, 212 persone denunciate e 26 sequestri. In provincia di Isernia i reati accertati sono stati 90, 73 le denunce e 13 i sequestri effettuati dalle forze dell’ordine.








