Riparte dal corpo, dai dati scientifici e da ciò che resta degli ultimi giorni di vita di Andrea Costantini il nuovo capitolo dell’inchiesta sulla morte del 38enne trovato senza vita il 15 settembre scorso nella cella frigorifera del supermercato di Termoli dove lavorava. Mercoledì, alle ore 10, prenderanno ufficialmente il via le operazioni peritali disposte dal giudice del Tribunale di Larino, Marianna Meo, nell’ambito dell’incidente probatorio che segna la riapertura di un fascicolo tutt’altro che chiuso.
La salma sarà riesumata dal cimitero di Penne e trasferita a Pescara Colli, dove il professor Cristian D’Ovidio coordinerà una serie di accertamenti considerati decisivi: autopsia, esami tossicologici e analisi del Dna. Tutte le fasi saranno videoregistrate dalla polizia giudiziaria, a garanzia della massima trasparenza.
L’obiettivo è uno solo: chiarire in modo definitivo le cause della morte. Ma attorno a quel decesso, inizialmente archiviato come gesto estremo, si è progressivamente addensata una zona d’ombra che ha convinto il giudice a riaprire il caso, accogliendo le istanze dell’avvocato Piero Lorusso, legale dei genitori di Costantini. Nel fascicolo si ipotizzano ora i reati di omicidio volontario e istigazione al suicidio.
Tra i punti più delicati, la questione delle telecamere di sorveglianza installate presso l’abitazione dell’uomo. Secondo la difesa della famiglia, alcuni filmati non sarebbero più disponibili. Un’assenza che la Procura intende chiarire, verificando se vi siano state rimozioni, cancellazioni o semplicemente problemi tecnici. La difesa della compagna di Costantini, Angela Dileva, respinge però ogni sospetto: attraverso il suo legale chiarisce che la telecamera è tuttora presente e funzionante e che i video risultano accessibili tramite l’app installata sul telefono della vittima. Nessuna manomissione, nessuna sottrazione di dati, viene assicurato.
Altro fronte d’indagine è quello economico. Poche settimane prima della morte, l’uomo aveva acquistato un terreno di circa 7.000 metri quadrati tra Termoli e San Giacomo degli Schiavoni per 15 mila euro. Un’operazione formalizzata a giugno 2025 davanti a un notaio del Chietino, ma su cui emergono versioni discordanti circa le modalità di pagamento. Il venditore parla di assegno postale; la compagna, in un primo momento, aveva fatto riferimento a un pagamento “in contanti”. Una definizione che ora viene ridimensionata: non denaro contante, ma assenza di mutui o finanziamenti, con pagamento – viene precisato – tramite due assegni postali da 7.500 euro ciascuno.
Resta il fatto che, dopo l’acquisto, Costantini avrebbe tentato di rivendere il terreno a un prezzo superiore, 20 mila euro, e che in quel periodo chi gli stava vicino avrebbe notato un cambiamento nel suo atteggiamento: da una fase di apparente serenità a un’improvvisa chiusura, segnata da inquietudine e preoccupazione.
Infine, sotto esame anche le immagini delle telecamere interne al supermercato. La difesa chiede di acquisire tutte le registrazioni dell’intera giornata del 15 settembre, non solo quelle limitate all’area della macelleria, per ricostruire in modo completo i movimenti e le ultime ore di Andrea Costantini.








