Una riflessione sulla caduta del Sindaco di Casacalenda Sabrina Lallitto

Una riflessione sulla caduta del Sindaco di Casacalenda Sabrina Lallitto

31 Dicembre 2020 Off Di Giuseppe Pittà

Diciamo subito che la caduta di una Amministrazione comunale è sempre un fatto abbastanza traumatico per un territorio ed i suoi abitanti e se essa avviene in un periodo critico e difficile, come questo che stiamo attraversando, diventa davvero pericoloso, perché un commissario prefettizio potrà svolgere le normali attività amministrative, ma non certo fare quelle scelte politiche e strategiche che sono proprie di un Sindaco, della sua Giunta e dei Consiglieri.

Le decisioni dei tre consiglieri, che a Casacalenda hanno deciso di sfilarsi dalla maggioranza e che, accordandosi con quelli dell’opposizione, hanno di fatto determinato la caduta del Sindaco Sabrina Lallitto, vanno decisamente in direzione di un blocco sostanziale della più giusta prassi di una Amministrazione, che deve prevedere programmi e scelte non solo di gestione ma di sviluppo e rilancio territoriale.

Un errore, dunque? Non saremo noi a giudicare, ma qualche perplessità ce l’abbiamo.

Pensiamo, ad esempio, che può succedere che qualche consigliere non sia più in sintonia con gli altri eletti, ma un percorso democratico è che magari si dimette e si fa perciò sostituire dagli altri non eletti della sua lista.

E’ la giusta posizione, anche nel rispetto di chi lo ha votato, accettando le linee programmatiche dell’intera lista.

Aprire uno scenario di immobilismo per alcuni mesi, nella possibilità di ricostruire altri percorsi politici sembra una srta di avventura, una avventura che oggi, in piena pandemia ci sembra davvero molto più di un azzardo, qualcosa che sarà di sofferenza soprattutto per gli abitanti, in questo caso di quelli che risiedono a Casacalenda.

Probabile che avranno avuto un loro perché, anche se oggi la scelta sembra quanto meno improponibile e deleteria.

Intanto con il Sindaco di Casacalenda e con quello di Pizzone, Letizia Di Iorio, diminuisce la presenza femminile dei primi cittadini dei Comuni molisani, ne sono adesso soltanto 16 su 136, un segnale davvero discutibile per una regione che propone davvero poche donne nelle Istituzioni.

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