La Corte d’Appello ha messo mano alla sentenza di primo grado pronunciata nel luglio scorso nei confronti di due fratelli finiti sotto processo per la rapina al ristorante Monticelli di Campobasso, rideterminando in modo significativo il trattamento sanzionatorio.
Accogliendo l’appello e il concordato presentato dalla difesa, i giudici di secondo grado hanno ridotto entrambe le pene.
Nel dettaglio, uno degli imputati si è visto ridurre la condanna da 5 anni e 4 mesi a 4 anni e 4 mesi di reclusione, mentre per il fratello la pena è scesa da 4 anni e 6 mesi a 3 anni e 8 mesi. Una rimodulazione che apre ora la strada a ulteriori iniziative difensive: l’avvocato ha infatti annunciato l’intenzione di chiedere la revoca della custodia cautelare in carcere o, in alternativa, la sua sostituzione con una misura meno afflittiva.
La decisione della Corte arriva a distanza di alcuni mesi dalla pronuncia di primo grado, emessa al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. In quella occasione il tribunale aveva già applicato pene inferiori rispetto a quanto richiesto dalla Procura, che aveva sollecitato condanne più severe. Il giudice, pur riconoscendo la responsabilità degli imputati, aveva infatti operato una serie di valutazioni che avevano inciso sul quadro accusatorio complessivo.
I fatti risalgono alla sera del 26 marzo. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini e poi confermato in aula, i due fratelli si erano recati nel ristorante Monticelli come normali clienti. Dopo aver consumato la cena, la situazione sarebbe improvvisamente degenerata: i due avrebbero minacciato il titolare per ottenere il denaro, dando poi vita a una colluttazione con il personale del locale nel tentativo di mantenere il possesso del bottino e guadagnarsi la fuga.
Nel giudizio di primo grado il tribunale aveva assolto entrambi dall’accusa di porto di armi bianche, ritenendo non sufficientemente provata la contestazione, e aveva derubricato l’imputazione, riconducendo l’intera condotta a un unico reato di rapina, in virtù della continuità dell’azione criminosa.








