La crisi del Responsible – l’ex Cattolica di Campobasso – approda ancora una volta al centro del dibattito politico regionale, e lo fa con toni insolitamente duri. Il presidente della Regione, Francesco Roberti, ha tracciato un quadro tutt’altro che rassicurante della struttura convenzionata, alle prese con una situazione finanziaria definita “gravissima” e con una tensione interna ormai nota: stipendi irregolari, personale in fuga e reparti in sofferenza.
Il nodo centrale resta l’esposizione debitoria: circa 70 milioni di euro, un carico che – secondo il governatore – rende improbabile l’interesse di eventuali acquirenti. “Chi oggi volesse investire nel Responsible sarebbe un folle”, ha affermato, riferendosi allo stato dei conti e ai mancati versamenti dei contributi previdenziali all’Inps, definito “un fatto gravissimo”.
A complicare ulteriormente lo scenario è la recente decisione della Corte di Appello del capoluogo, che ha respinto la richiesta della Regione di sospendere l’esecutività della sentenza con cui, mesi fa, era stato riconosciuto al Responsible il diritto a ricevere 3,8 milioni di euro per prestazioni salvavita erogate al sistema sanitario nel 2019. Il pagamento – finora congelato dai commissari regionali a tutela delle finanze pubbliche – dovrà essere effettuato. Ma con una condizione: i giudici hanno stabilito che la struttura dovrà fornire garanzie di restituzione entro il 13 gennaio, nell’eventualità che la Cassazione dovesse ribaltare il quadro.
Roberti non ha nascosto di non aver condiviso la scelta di impugnare e sospendere quella sentenza, giudicata inefficace e “foriera solo di complicazioni”. “Tanto quei soldi vanno pagati”, ha osservato, sottolineando come la strategia commissariale abbia solo prolungato l’incertezza senza produrre alcun vantaggio.
Resta però da capire che impatto avrà l’arrivo dei 3,8 milioni sulla vertenza dei lavoratori e sul saldo dei fornitori, anch’essi in attesa dei pagamenti.
Intanto la fuga dei professionisti continua: chi lascia porta via con sé i pazienti, alimentando il flusso verso altre regioni e indebolendo ulteriormente il presidio di radioterapia, oncologia e cardiochirurgia, settori in cui la ex Cattolica resta – nonostante tutto – un punto di riferimento per il Molise.








