Un destino incrociato tra le lamiere e il dolore. Sulla Statale 17 non c’è stato nemmeno il tempo di celebrare un funerale che l’asfalto ha reclamato un’altra vita.
Tutto inizia all’alba di giovedì, al bivio per la Basilica di Castelpetroso. Silvia Carlucci, vent’anni, studentessa di Economia, guida la sua Panda verso l’Università. Un esame da sostenere, i sogni di una ventenne. Poi l’impatto frontale con un tir all’uscita di una curva. Un urto così violento che è uno smartphone a dare l’allarme, inviando un segnale automatico di emergenza al padre della ragazza. Ma per Silvia, intrappolata tra le lamiere, non c’è stato nulla da fare.
Domenica pomeriggio, mentre a Isernia si celebravano i funerali di Silvia, a pochi chilometri di distanza, nel territorio di Pettoranello, il dramma si ripete. Questa volta la vittima è un centauro di Formia. Un urto contro un’auto, poi il volo fatale contro il guardrail. I sanitari del 118 tentano manovre disperate, la corsa al Veneziale è in codice rosso, ma il cuoredel 38enne smette di battere poco dopo l’arrivo in ospedale.
Due nomi uniti dalla stessa strada in meno di cento ore. Un tratto, quello tra Pettoranello e Castelpetroso, che si conferma una trappola. Asfalto viscido, curve insidiose e un volume di traffico pesante che non lascia margine all’errore umano o all’imprevisto tecnico.
Mentre la Polizia Stradale e i Carabinieri lavorano sui rilievi e i mezzi restano sotto sequestro per le indagini della Procura, resta un dato politico e sociale che scuote il territorio. La Statale 17 continua ad essere un’emergenza che non si risolve con i presidi di rito, ma che esige risposte strutturali.
Per due giovani il tempo si è fermato su questa carreggiata. Per chi resta, il silenzio di queste ore è un grido d’allarme che nessuno può più permettersi di ignorare.
ap







