Un elevato consumo di alimenti ultra-processati può aumentare la mortalità anche dopo un tumore. Tra le persone che hanno già ricevuto una diagnosi di cancro e consumano quantità elevate di cibi industriali vi è un aumento della mortalità rispetto a chi invece segue un’alimentazione più naturale.
Snack, patatine fritte, merendine, salse, bevande zuccherate e surgelati sono considerati poco salutari per diverse ragioni. Spesso sono poveri di vitamine, minerali e fibre. Inoltre nel corso della lavorazione sono introdotti additivi, quali aromi artificiali, conservanti, emulsionanti, oltre livelli elevati di zuccheri aggiunti e a grassi pericolosi.
Il consumo di queste pietanze è purtroppo in aumento in molti Paesi del mondo. Le sostanze utilizzate nei processi industriali possono interferire con i meccanismi metabolici, alterare il microbiota intestinale e favorire infiammazioni. Da una ricerca scientifica dell’Istituto Neuromed coloro che avevano consumato in misura maggiore alimenti ultra-processati avevano un rischio relativo di mortalità superiore del 48% e un rischio relativo di mortalità per cancro superiore del 60%, rispetto a chi limitava l’assunzione di questi cibi nella dieta.
Riducendo complessivamente a tavola piatti ultra-processati e orientando i consumi verso cibi freschi, poco trasformati e preparati in casa senza alcun conservante, rappresenta l’approccio più vantaggioso per la salute dell’organismo.








